Per l’ambiente, è meglio la plastica o il vetro?

Sembrerebbe una domanda banale, quella posta dall’autore di un articolo pubblicato su The Conversation: siamo abituati a ripudiare la plastica, considerata dannosa per l’ambiente, privilegiando l’utilizzo del vetro. Ma se è vero che da un lato ci sono aspetti che fanno propendere per quest’ultimo (come il fatto che sia riutilizzabile più volte senza il rischio di bere microframmenti di materiale insieme all’acqua), dall’altro, a un’analisi più profonda, la plastica risulta migliore: vediamo perché.

ANALISI DEL CICLO DI VITA. L’analisi del ciclo di vita (in inglese life cycle analysis, LCA) considera le diverse fasi della vita di un materiale, dalla sua estrazione, passando per la fase di produzione, di trasporto, di utilizzo e arrivando a quella di fine del ciclo vitale. Per capire in che modo la vita di un dato materiale incida nell’ambiente, l’LCA analizza i materiali e l’energia utilizzata per portare a termine ogni fase, tenendo anche conto delle emissioni prodotte e del danno che queste causano all’ambiente.

UNITÀ FUNZIONALE. Un concetto da cui la LCA non può prescindere è quello di unità funzionale. Immaginiamo di dover decidere con che mezzo di trasporto fare un viaggio tra Roma e Milano: non sappiamo se muoverci in autobus o in macchina, e vogliamo verificare quale sia l’opzione più sostenibile. Prima di qualunque confronto, dobbiamo fare una considerazione fondamentale: l’autobus trasporta 60 persone, la macchina solamente cinque. Non potremo quindi paragonare un viaggio in macchina con uno in bus (paragone dal quale, ovviamente, l’autobus uscirebbe sconfitto in quanto a emissioni inquinanti), ma dovremo paragonare il trasporto di 60 persone, che in macchina corrisponde a circa 30 viaggi, considerando l’andata e il ritorno, mentre in bus solamente a uno. Nel caso del tragitto Milano-Roma, staremmo quindi paragonando 570 km percorsi in autobus, con circa 17.000 km di macchina.

Questo è ciò che si definisce unità funzionale, ovvero il prodotto, il servizio o la funzione su cui impostare l’analisi del ciclo di vita e il confronto con le possibili alternative (bus o macchina, plastica o vetro): nel caso di una bottiglia d’acqua potremmo considerare, ad esempio, la quantità di plastica o di vetro di cui abbiamo bisogno per conservare un litro di acqua – e non quanto inquina un chilo di plastica rispetto a un chilo di vetro.

METODO RECIPE. Il metodo ReCiPe (da RIVM e Radboud University, CML, e PRé, gli istituti olandesi che hanno contribuito alla sua ideazione), è uno dei più conosciuti per valutare l’impatto del ciclo di vita di un materiale. Questo metodo tiene conto di diversi fattori, tra i quali l’effetto della produzione di un materiale sul cambiamento climatico, le emissioni di Co2, e i consumi di risorse fossili e acqua.

VINCITORE INASPETTATO. Era il 1969 quando il produttore di una… popolarissima bevanda gassata scelse di vendere la celebre bibita in bottiglie di plastica, dopo aver effettuato un’analisi del ciclo di vita di diversi materiali. Da allora vari studi (qualcuno anche italiano) hanno confermato la tesi secondo cui la plastica sarebbe meno dannosa per l’ambiente rispetto al vetro.

Il vetro risulta “perdente” sia a causa del suo maggior peso specifico, sia per l’energia consumata durante il suo ciclo di vita. A chi obietta che le bottiglie di vetro possono essere riutilizzate, risponde uno studio pubblicato su The International Journal of Life Cycle Assessment, che afferma che riutilizzare una bottiglia di vetro tre volte abbassa la sua impronta di carbonio al livello di quella di una bottiglia di plastica usa-e-getta; se tuttavia la bottiglia di plastica viene riciclata, allora quella di vetro dovrà essere riutilizzata almeno venti volte per far sì che la sua impronta di carbonio si abbassi ai livelli di quella della plastica.

Il problema principale della plastica, in conclusione, non è tanto il suo ciclo di vita, quanto quello “di morte”: in Europa, se ne ricicla solamente il 30%; il restante 70% viene incenerito (39%) o smaltito in discarica (31%), liberando sostanze tossiche nell’aria e nella terra. Anche per questo l’UE sta lavorando a una nuova strategia che propone di rendere tutti gli imballaggi di plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030.

Fonte: Focus.it

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *